Ma hai dovuto lottare contro il grande mostro dell’industria (o magari anche contro te stessa) per non cadere in tentazione e ottenere questa libertà?«In realtà è stato tutto molto organico, perché io non mi sono mai sentita estremamente in hype, ho sempre veramente visto X-Factor come qualcosa che chiaramente ti dà una certa esposizione, ma in realtà penso sia un’esposizione molto fallace, nel giro di sei mesi, mi viene da dire anche per fortuna, passa, perché poi c’è subito l’edizione nuova che si prepara. Questo vuol dire permettere agli artisti, prima di tutto, che abbiano delle idee, perché sono persone, che poi possono piacere e non piacerci, viva Dio, meno male che è così, che possono cambiare, che possono dire “Io in realtà questi concerti li annullo, perché ho deciso che forse non ce la faccio, forse in questo momento è meglio fermarmi”, o viceversa “Voglio fare un tour mondiale, perché ho fatto quest’album, ho aspettato dieci anni e non vedo l’ora”. Jack Savoretti in un’intervista con Open uscita la scorsa settimana ha detto che all’estero ci sono progetti che vanno molto bene come Andrea Lazslo De Simone e Nu Genea, secondo lui perché, pur essendo italiani, vanno oltre i soliti cliché che abbiamo negli ultimi decenni “venduto” agli stranieri…«Io non so se posso fornirti uno sguardo dall’estero credibile, perché comunque sono stata tanto fuori ma solo a Berlino e chiaramente Berlino è un luogo un po’ particolare, soprattutto ci sono 50mila italiani, e poi c’è un clima molto internazionale, quindi chiaramente che se canti in spagnolo, finlandese o italiano susciti interesse.